lunedì 17 dicembre 2012

Difficult to read.





Tutti sanno chi erano Stanley Kubrik e Saul Bass (il più grande graphic designer dedicato al cinema che si ricordi: sue le sequenze iniziali più belle dei film più importanti della storia). In questo prezioso carteggio vediamo il cliente più ostico del mondo (Kubrik) rispedire al mittente una ad una le proposte di poster ideate da Saul Bass, con tanto di nota schizzata a fianco. Scorrendole, bisogna anche ammettere che Stanley non aveva nemmeno tutti i torti. E noi che ci lamentiamo dei clienti nostrani (la frase "difficult to read" è un classico worldwide), senza nemmeno essere dei Saul Bass. Qui tutto l'articolo e il carteggio.

Elvis has left the building.
  

martedì 4 dicembre 2012

Disbanded figurine #23: Dr. Gonzo.





Approfitto di questo articolo di The Post Internazionale (preziosissimo magazine di politica internazionale creato da un gruppetto di amici under 30) per togliere un po' di polvere dalla galleria di personaggi Disbanded, e riesumare questo: Hunter Thompson, detto Dr. Gonzo, giornalista e scrittore autore del libro Paura e disgusto a Las Vegas (poi diventato "delirio") da cui il film in cui lui stesso appare per qualche secondo in un locale in cui suonano i Jefferson Airplane. Potete leggere di lui direttamente dall'articolo. Sappiate solo che Johnny Depp pagò interamente il suo funerale, rispettando la sua volontà di venire cremato e poi sparato in aria sotto forma di cenere da un cannone alto 45 metri. Thompson naturalmente morì suicida, all'età di 67 anni.

Elvis has left the building.

martedì 27 novembre 2012

Lo spot interrotto.



Questo me lo ero perso. Andato in onda durante il Superbowl americano, ma solo in una piccola città del Nebraska (quindi è costato pochissimo), lo spot per la Old Milkwaukee Beer è di proposito più lungo dei 30 secondi acquistati, quindi si auto-interrompe sul più bello. Una pazzia voluta, probabilmente mai vista prima, che si guadagna di conseguenza più di un milione e mezzo di visite online, e addirittura un posto nei 20 best commercial of 2012 secondo AdWeek.

Elvis has left the building.

venerdì 23 novembre 2012

Temperatures.






Due filmati pescati questa settimana in giro. Il primo è opera di studenti: una finta campagna sociale per inviare termosifoni in Norvegia. Per tutto lo spot ti chiedi: va bene, ma che volete dirmi? Purtroppo te lo chiedi anche alla fine. Per fortuna la nota stampa che accompagna lo spot ci dice che "si voleva far comprendere che l'Africa non è solo povertà, fame AIDS e crimine;  un po' come se vedessimo la Norvegia associata solamente al freddo, mentre c'è ben altro". Insomma operazione al limite del gratuito-fastidioso, ma l'embrione del Radi-Aid pro Norvegia può far ridere.
Di tutt'altro spessore il grande film girato da Juan Cabral, il geniale director argentino di Gorilla Cadbury o delle palline-conigli-verince di Sony Bravia, tanto per citarne qualcuno. Alcune sequenze sono già memorabili. Ma la voce dell'uomo che odia l'estate è forse la cosa più bella del film: notate le pause, le incertezze, i sospiri, i mozziconi di parola. Tutto vero, niente suona finto. Esattamente come i condizionatori: fa venire i brividi.

Elvis has left the building.

domenica 18 novembre 2012

Disbanded ways to die.



Ecco un bellissimo esempio di comunicazione sociale che viene dall'Australia. Siccome la Metro di Melbourne stava registrando un po' troppi incidenti mortali, è partita la campagna "Be safe around trains" per lanciare l'allarme a tutte le fasce di età interessate. Questo video è destinato ai viaggiatori più piccoli, ma in realtà vedete bene come parli perfettamente anche a tutti gli altri. Lasciatevi colpire dall'uso leggero e accettabile della morte tragica, dalla canzoncina molto lo-fi anche scaricabile su iTunes, dal delizioso video. Del quale apprezzo soprattutto una cosa: la parte del "prodotto" arriva solo alla fine, non c'è l'ansia di venire subito al dunque, e di "perdere troppo tempo" (uso un immaginario ma sicurissimo virgolettato di un sempre immaginario committente italiano, come immaginarie sono le nostre metro in fondo) con tostapane, medicine scadute e vespe assassine. Naturalmente tutto alloggia su una pagina ad hoc, con tanto di pulsante rosso da premere per dichiarare solennemente che d'ora in poi si farà sempre attenzione in prossimità dei treni. Non c'è nemmeno l'autocelebrazione di un ente o di una società di trasporti, si fa anzi quasi fatica a sapere chi l'ha fatto e di quale città si parli. Ma tanto non ha importanza: sono attenzioni universali, che vanno da Melbourne alle città più arretrate, come Roma per esempio. Agenzia: Mc Cann Melbourne. Tra i commenti pescati al video, segnalo questo: "Its all good, he got his balloon back!" 


Elvis has left the building.





mercoledì 14 novembre 2012

Cerimonia di apertura.





C'è della pazzia in questo video della Nintendo. Avete presenti i video della Apple, quelli molto keyonte-style, veloci e coinvolgenti? Ecco, questo è il contrario. Cinque minuti di lentezza, in una vera e propria cerimonia di apertura della nuova consolle Nintendo Wii U da parte del suo presidente Iwata. Ci sono dei momenti comici, anche. Fino al momento dell'apertura della scatola mi aspettavo che uscisse fuori un mattone. Ma siamo a Tokyo, non a Porta Portese. Spero solo che ora la stessa idea venga in mente anche a Ikea, con un bel video di un'ora e mezza per il montaggio di una libreria Liatorp da parte del suo fondatore Ingvar Kamprad. (thanks Mauroman)


Elvis has left the building. 

giovedì 8 novembre 2012

La prima registrazione audio di tutti i tempi.




Mi sorprende che questa notizia sia passata quasi inosservata, o meglio inascoltata, perfino sulla sempre  generosa rete propensa a emozionarsi per chiunque detenga un qualsiasi primato. Insomma qui abbiamo a che fare con la prima registrazione audio ever. Pre-cane della Voce del Padrone. Pre-Elvis. Pre-tutto. In poche parole esisteva questa registrazione pubblica, conservata quasi per miracolo su un decrepito foglio di carta stagnola, antesignano del vinile, che nessuno però poteva permettersi di ascoltare; sarebbe andato distrutto, tanto era fragile. Allora gli scienziati sono inventati il modo di raffigurarlo in 3D e tradurlo in suono attraverso meccanismi matematici di cui non voglio sapere nulla. Ed ecco nascere il suono, datato 1878, un anno dopo l'invenzione del grammofono di Edison. Consiglio di ascoltare anche tutti i vari passaggi intermedi. Nella registrazione si sente ridere un paio di volte, e la voce maschile potrebbe addirittura essere quella di Edison in persona (tanto come fai a smentirlo?) che già rideva dei diritti d'autore che stava per incassare. La musichetta si intitola "Mary had a little lamb". E da questo momento è l'mp3 più antico che sia mai stato ospitato dal vostro device. E forse anche il più brutto.

Long before Elvis has left the building.

sabato 3 novembre 2012

Clickers of the world unite.



Un divertente video autopromozionale dell'agenzia di Toronto John St., che ironizza sulle "fabbriche dei click" che decretano i successi in rete. Triste, vero e spiritoso allo stesso tempo. Il video lo trovate sul sito sull'operazione. Notare come John St. (sono gli stessi di Catvertising) si definisca un'Advertising agency, senza scappare dalla parola come provincialmente si tende a fare quando si ha paura di non apparire nuovi e attuali.
(Sì, il titolo del post era un omaggio agli Smiths.)

Elvis has left the building.


venerdì 2 novembre 2012

Bikers on the storm.







Due video di ciclisti che sfidano la tempesta. Il primo girato qualche mese fa (a luglio), il secondo durante Sandy (thanks Rufo), sempre a NYC. (Nel 1973 Sandy era solo un grande pezzo, cantato da un giovane con il berretto di lana in testa.)

Elvis has left the building.

giovedì 18 ottobre 2012

Ray, il pirata degli abissi.




Questo uomo di 75 anni  si chiama Ray Ives, e ha tirato su dagli abissi qualsiasi cosa avesse un luccichìo. Dettaglio che si è poi trasferito nei suoi occhi. Il bello è che non ha buttato via niente. C'è della poesia.

Elvis has left the building.




mercoledì 17 ottobre 2012

25 parole intraducibili con una parola sola.




Sempre bello è il mondo delle parole intraducibili, che raccontano nella loro brevità situazioni complesse e piene di azioni. (Qualcosa di simile venne trattato in questo blog 4 anni fa.)
In Congo ad esempio hanno una parola ("llunga") che indica qualcuno disposto a tollerare un'ingiustizia per una volta, due, ma non tre. In Giappone ne esiste un'altra che significa "apparire più brutti dopo un taglio di capelli" che molti di voi, dotati di capelli, userebbero frequentemente. Io userei spesso questa, scozzese: "Tartle" (The act of hesitating while introducing someone because you’ve forgotten their name). Ma non vi tolgo la bellezza di scegliere da soli nell'elenco quella che preferite. Questa azione viene in alcuni paesi definita Disbanded.

Elvis has left the building.


lunedì 15 ottobre 2012

Tu ci metti le ali, Red Bull il paracadute.




Il salto di Felix Baumgartner è stato visto da milioni di persone live in tutto il mondo e immediatamente dopo è stato salutato come una straordinaria operazione di marketing, di visibilità e di grande successo. 8 milioni di spettatori non paganti, e milioni di post come questo, con un investimento tutto sommato ridotto. Se siamo persone che amano le idee, dobbiamo però anche chiederci: che tipo di abilità serve per avere un'idea come questa? La risposta non è semplice. Di geniale in senso stretto, in questa idea, c'è ben poco. Piazzo un logo sull'impresa più estrema di tutte le imprese estreme, io che sono un brand che ama gli sport estremi. Non mi sembra un grande salto creativo. Più un'idea da uomini di marketing, molto sicuri di quello che fanno. Qui la cosa che stupisce, sbalordisce e piace è che l'idea sia così funzionante in modo universale. Veicolata poi in modo perfetto. Quindi la grande idea è semplicemente che l'idea funziona.  Quindi geniale in quanto perfetta. Un'idea da moderni direttori marketing, appunto. Un'idea, quindi, figlia perfetta della nuova idea di idea. Le idee di oggi sono queste, sembra dire Baumgartner mentre si lancia nel vuoto. Ma si lancia in realtà nel web, ripreso da decine di telecamere funzionanti. E non a caso la qualità maggiore che è stata messa in gioco è il coraggio. Non solo dall'uomo-proiettile austriaco, ma anche dal brand stesso. Diciamo infatti che se fosse deceduto durante o prima del volo, per Red Bull non sarebbe stato bellissimo. Sarebbe stato imbarazzante spiegare che le ali di cui parlano sempre sono quelle di un angelo. Ma stavolta, rispetto alle tante altre volte, il coraggio di applicare l'idea e l'idea stessa erano nelle medesime mani. Chi ha avuto l'idea (Red Bull) era lo stesso che poteva decidere di farla succedere. Ed ecco perché è successa. Ben altro tipo di coraggio, come giustamente è stato scritto qui, dal quello di "not testing the copy on that new ad, or using a new media channel despite the lack of rock solid metrica". E ben altro tipo di idea rispetto a quelle che decenni fa hanno fatto venire a un'intera generazione di pubblicitari la voglia di fare questo Disbanded mestiere. Oggi potresti crescere con il desiderio di fare il marketing manager per un'azienda coraggiosa, cosa che per un creativo - anni fa - era davvero un salto troppo grosso.

Elvis has left the building.

martedì 9 ottobre 2012

Due mestieri diversi.


C'è una cosa che inevitabilmente sorprende il cittadino italiano, o forse anche quello europeo, leggendo le mail elettorali di Obama. Parlano sempre di soldi. Di quanti soldi siano riusciti a raccogliere per colmare il gap con il miliardario Romney. Questo atteggiamento in Italia non sarebbe accettato, men che meno adesso, abituati come siamo a pensare che il politico di soldi ne abbia già a sufficienza, usati sappiamo come. Guardate come inizia questa mail intitolata "This is big, big news", tra l'altro inviata da Jim Messina, capo della comunicazione.
La bella notizia quindi sarebbe che hanno fatto un sacco di soldi. Da noi non sarebbe presa bene. Altra cosa che il team di Obama sottolinea sempre: Romney userà i suoi soldi per gli spot, per raccontare le sue bugie in televisione. E noi dobbiamo avere la forza per poter controbattere adeguatamente su tutti i media.
Quindi, in sostanza, le mail elettorali di Obama parlano tutte di comunicazione. Soprattutto di strategie di comunicazione. Da noi il cittadino è tenuto fuori da tutto questo, come se queste strategie non lo riguardassero.
Dovremmo tenere a mente tutto ciò quando ci poniamo domande sullo stato della comunicazione in Italia, sul perché "i clienti" siano così difficili da educare, e sul perché il mercato sia ridotto in questo stato. Il pesce come si dice puzza dalla testa. O comunica dalla testa, se vivi fuori da qui. Poi leggi articoli come questo, e vedi che per fare una campagna anti-fumo in USA possono stanziare 390 milioni di dollari per le agenzie, per far sviluppare loro un'adeguata strategia di comunicazione. E allora capisci una volta di più come fare il mestiere della comunicazione in America, sia tutto un altro lavoro rispetto a farlo qui da noi in Italia. Chiudo il noioso post con una riflessione: il pragmatismo americano era spesso scambiato per ingenuità da noi snob italiani. Frasi come questa, per dire:
Ma oggi, dopo che per abbiamo eletto per più mandati un suonatore di piano delle navi da crociera malato di sesso,  possiamo ancora davvero ridere dei nostri amici cow boys?


Elvis has left the building.

venerdì 5 ottobre 2012

Facebook è una sedia, o il campanello è una Grande Nazione? Risposta: non siamo soli.



A dispetto delle ciabatte da piscina indossate durante le tempeste di neve, e il suo sorriso quieto su quella faccia da assegno interminabile, Mark Zuckerberg deve essere un inserzionista difficile. Uno di quei clienti che vogliono ogni cosa nel proprio spot, nonostante la regola universale sia: scegline una e dilla bene.
Ecco quindi nascere uno spot per festeggiare i 2 miliardi di utenti Facebook, e questa forse è la cosa più Disbanded in assoluto: ma come, Facebook vuole andare proprio lì da dove tutti scappano per venire da Facebook? Ma è tutto in regola: vogliono solo aumentare la raccolta pubblicitaria. Viene quindi chiamato un super regista (Alejandro Inarritu) e una top agenzia (W+K). L'agenzia lavora vari mesi, e trova il parallelo sedie=facebook, che però viene abbandonato a metà dello spot, per passare improvvisamente a campanelli, aeroplani, palle da basket, adunate oceaniche e - per forza di cose - l'Universo. Della sedia nessuna traccia più. In cambio due mani che si toccano, la neve e il freddo sullo sfondo. E la postilla che non siamo soli. Arriva il signor Bauli, a ricordarci che tra poco è Natale, ma viene tagliato nel montaggio. Spottoni come questo - ma è solo il mio parere - fanno credere a chiunque che sia facilissimo fare la "bella pubblicità", cosa che in parte è anche vera. Arriveremo presto, si diceva con un amico, a un generatore automatico di testi di spot retorici, tanto sono ormai tutti un po' simili. Il generatore di immagini invece esiste già: Vimeo è pieno di questa roba, se ci fate un giro. Ma i padroni di Facebook non ci vanno mai, sono tutti su Instagram a postare foto dei loro barbecue. (late post Copyranter: quali sono le sedie di Facebook?)

Elvis has left the building.


mercoledì 3 ottobre 2012

A Brief History of John Baldessari.





Sei minuti spesi bene con la storia di John Baldessari, artista concettuale Disbanded, che nel 1970 bruciò tutte le sue opere e con la cenere fece dei biscotti, narrata da Tom Waits.

Elvis has left the building.

martedì 2 ottobre 2012

Tre spot per non farsi passare la voglia di farli.







Un'interruzione pubblicitaria con stili del tutto diversi. Roba nuova e bella.
Le agenzie sono W+K Portland (Old Spice) e AMV BBDO (Guinnes), mentre Follow the Frog è scritto e diretto da Max Joseph (Thanks to my predictions).

Elvis has left the building.




martedì 25 settembre 2012

Subway Etiquette in Tokyo.






Dal 1974, nella metropolitana di Tokyo vengono esposti dei manifesti, diciamo così, educativi. Di anno in anno il livello si alza, e i piccoli poster diventano sempre più visibili e sempre più interessanti. Ecco quindi la galleria di Bunpei Yorifuji, che ha educato i viaggiatori di Tokyo tra il 2008 e il 2010 con il suo tema "Do it at home".

Elvis has left the building.

lunedì 24 settembre 2012

The next big thing is already here.



Apple e Samsung sono le nuove Coca Cola e Pepsi, che generarono campagne memorabili per tutti gli anni '80 e oltre? Magari. Per il momento volano solo schiaffetti, ben diversi dalle legnate che si danno in tribunale. Questo l'ultimo round, molto delicato ma un po' da follower, con garbata presa in giro dei super-fan di Cupertino (agenzia 72 and Sunny). Nel frattempo le ferrovie Federali Svizzere denunciano per plagio l'orologio dell'iPhone. In effetti come vediamo hanno entrambi tre lancette e un quadrante, con 12 tacche ognuno. Apple perderà.

Elvis has left the building.

venerdì 21 settembre 2012

Se porti il casco lo devi a Lawrence d'Arabia.




Lawrence d'Arabia (T.E. Lawrence), dopo aver percorso migliaia di km a piedi nella Siria Ottomana e in tutto il Medio Oriente, pedalato in bici attraverso Inghilterra e Francia, cavalcato decine o forse centinaia di cammelli, morì in un incidente di moto vicino a casa sua, in epoca di scarso traffico: nel 1935. Nel tentativo di evitare la collisione con due ragazzi in bicicletta, finì fuori strada e si fracassò il cranio. Il neurochirurgo che ne seguì il tragico decorso iniziò poi un lungo studio sulle cause dei decessi dei motociclisti, che portò alla creazione dei "caschi" sostanzialmente simili a quelli che oggi portiamo noi, e ancora più simili a quelli di chi guida le Harley-Davidson nelle nostre Disbanded città. Se ne potrebbe quasi dedurre che se fosse morto cadendo dal cammello avrebbero inventato caschi per cammellieri, e i motociclisti sarebbero ancora con i capelli al vento.

Elvis has left the building.

lunedì 17 settembre 2012

Per riprese più stabili basta portarsi un Minivan in tasca.




È per cose come questa che è stato coniato il termine Epic Fail. La Nokia gira un video per mostrare quanto siano stabili le riprese del nuovo Lumia 920 con Pure View, ma un montatore cialtrone dimentica di eliminare un riflesso nel minivan che ci rivela la più complessa realtà. La casa finlandese è poi corsa ai ripari girando un video con un Lumia in cui l'immagine balla poco. (A me sorprende molto che la ragazza che guida la bici non guardi proprio mai la strada e sia ancora viva, ma anche questo è un dettaglio cancellabile).

Elvis has left the building.

lunedì 10 settembre 2012

Words like violence, break the silence, come crashing in, into my little world.



11 anni prima e 11 anni dopo. Qualcuno avrebbe mai potuto ragionevolmente pensare nel 1990 che i Depeche Mode sarebbero durati più a lungo delle due torri gemelle? Nessuno, forse esclusi loro stessi, che in un delirio di onnipotenza - o per scommessa -  avrebbero anche potuto escogitare il disastro. La verità è che alcune teorie complottiste sul tragico attentato sono anche più ridicole di questa; ne esistono di ogni tipo. In ogni caso quello che vediamo è un promo-video di Enjoy the silence girato nel marzo del 1990 sulla Torre Sud. Video certamente meno bello di quello ufficiale, che qui viene spiegato. Drammaticamente, alcuni passaggi di testo si sposano quasi bene on con ciò che accadde 11 anni fa.
Words like violence, break the silence, come crashing in, into my little world. R.I.P.


Elvis has left the building. 

giovedì 6 settembre 2012

John Cage alla Corrida.



John Cage oggi (ieri) avrebbe compiuto 100 anni. Morì nel 1992 all'età di 79 anni, lasciando un segno nella musica, nella danza, nelle arti visive in generale, come maestro avanguardista di rara genialità e Disbandedness. Basta vederlo nella sua prima apparizione pubblica alla TV americana, nel 1960, in cui non viene preso troppo sul serio. Sembra capitato nella Corrida di Corrado. Quelli del pubblico ridono mentre lui fa suonare la vasca da bagno e la pentola a pressione, o l'innaffiatoio. Ma a volte è difficile distinguere il genio dal buffone (specie quando coesistono per gioco), quindi li assolviamo. Auguri John!

Elvis has left the building.

martedì 4 settembre 2012

The Audrey Hepburn Sheriff: l'App di Facebook che ogni volta che trova una foto profilo con Audrey Hepburn la sostituisce con una di Bombolo.





No, ancora non esiste.  Ma vorrei tanto lanciarla; se frequentate Facebook e avete delle amiche, conoscete senz'altro l'insopportabile fenomeno. Invece eccone due che esistono realmente. Questa (foto sotto) fresca fresca di produzione e sviluppata dalla 180 LA per Mitsubishi, individua da sola il vostro amico più borioso/spendaccione/sbrasone di Facebook e realizza un video per esporlo al pubblico ludibrio: tutto ciò in quanto la macchina pubblicizzata sarebbe - lei - di poche pretese economiche. L'idea è carina, ma l'effetto boomerang è quasi certo. Quest'altra invece, che si chiama Unbaby Me, più semplicemente cancella i bambini  dalle pagine Facebook, sostituendoli con foto di ogni altro tipo. Anche foto di Audrey Hepburn, per tutte coloro che hanno avuto Bombolo da un giorno all'altro.

Elvis has left the building.

lunedì 3 settembre 2012

Nuovi insulti: sei un Hipster.





Riapro le porte del Disbanded blog con una questione di poco conto, come sempre. Mi trovavo alle prese con una mano di "nomi-cose-città", tra le cui categorie avevamo inserito la voce "insulti". Viene estratta la lettera H, e pochi riescono a riempire la casella; ma qualcuno scrive la parola Hipster. Pressoché all'unanimità la parola viene accettata, non fosse altro per apprezzare il guizzo. In verità è già da qualche tempo che mi imbatto in articoli o pezzi anti-hipsters: questo addirittura a opera di pubblicitari, la categoria forse più hipster di tutte. Qualcosa quindi non mi torna, e cerco di fare ordine.  Vediamo cosa dice The urban dictionary: definisce gli Hipsters "a subculture of men and women typically in their 20's and 30'shat value independent thinking, counter-culture, progressive politics, an appreciation of art and indie-rock, creativity, intelligence, and witty batter". Niente di male quindi (tra l'altro, si legge più avanti, l'hipster sembra avere addirittura una conformazione fisica ad hoc: il ragazzo hipster è magro come la ragazza con cui esce. Del resto la ragazza hipster non uscirebbe mai con l'uomo muscolare e probabilmente sessista di cui l'hipster è l'opposto). Insomma, a parte l'incomprensibile witty batter, non sembrerebbe così male essere un hipster. Ma come ha potuto un insieme di valori tutto sommato positivi o apprezzabili scivolare nella categoria Insulti di nomi-cose-città? Vedo che la parola deriva forse dall'africano "hipi", traducibile in "aprire gli occhi a qualcuno". Mica roba da poco.  E tra i primi a usare il termine c'era Jack Kerouac, che nel 1940 ne esaltava la special spirituality; vero è che all'epoca gli hipsters giravano in autostop, mentre oggi il rischio di rovinare la maglietta di Urban Outfitters sarebbe troppo elevato, per quanto ci sarebbero ottime chances di postare grandi foto su Instagram.  Forse però il termine deriva dal jazz. Guardate che bella la definizione di Frank Tirro (Jazz: a history):  "The hipster is an underground man. He is to the Second World War what the dadaist was to the first. He is amoral, anarchistic, gentle, and overcivilized to the point of decadence." Dunque come siamo passati dalla rispettabilità allo scherno? Deve essere colpa della deriva fashion. La moda sembrerebbe aver fagocitato la sostanza di questo "state of mind", sempre tutto da dimostrare per la verità. Secondo Wikipedia l'hipster è associato "with independent music, a varie non-mainstream fashion sensibilityApple productsliberal or independent political views, alternative spirituality or atheism/agnosticism and alternative lifestyles. Interests in media would include independent film, magazines such as Vice and Clash, and websites like Pitchfork Media and Tumblr"; in pratica un ritratto del 90% delle persone che lavorano in pubblicità, me e questo blog inclusi. (Nota bene: mi prendo la responsabilità di dire che quelli bravi davvero che ho incontrato nel nostro hipster-mestiere appartengono al restante 10%: geni un po' incompresi, fuori dal mondo e per questo più puri e brillanti. Scartati a priori dal 90% delle agenzie). Per una visione più ampia allego anche un video che descrive il fenomeno dal punto di vista più superficiale, ravanando nell'epicentro del sisma: Williamsbourgh, Brooklyn. Però resta il fatto che tutto intorno a noi può essere definito hipster, a parte forse Monti,  Fabio Capello e pochi altri.  L'importante è che non si sappia, e che facciamo tutti finta che questa parola non sia mai esistita, che sia stata definitivamente smembrata. O Disbanded, se vi sentite particolarmente H.

Elvis has left the building.




lunedì 16 luglio 2012

Album covers in NY.



I dischi, più ancora dei CD, sono dei mattoni con cui è stato costruito un grande muro, che poteva anche proseguire all'infinito. Ma quando la gente ha smesso di comprarli, la grande muraglia si è fermata. I suoi resti sono ancora visibili nelle librerie Ikea sparse nelle nostre case: se ti avvicini a leggere i titoli, inclinando la testa per decifrare la costina in verticale, noti che si tratta quasi sempre di dischi e CD che si sono fermati a un certo punto della storia. Anni 90, qualche volta primi Duemila, ma quasi mai oltre. Muraglie incomplete e quasi aggiornate col contagocce. Restano però nella memoria di tutti alcune immagini fondamentali, quasi tutte degli anni in cui il disco (33 giri) dominava la scena e le copertine avevano un senso. Qui c'è un tizio che si diverte a ricostruire i luoghi di NY in cui sono state scattate alcune delle copertine più famose della nostra storia. Ma non si limita a questo. Date un'occhiata per capire quanto è pazzo. I fissati di After the Gold Rush, storico album di Neil Young, troveranno ad esempio una ricerca sul set della copertina quasi preoccupante, con tanto di istruzioni per cercare la location su Streetview. Molto bella è anche la sezione dedicata al video più famoso e forse più bello (certamente il più importante) di tutti i tempi. Quando non esistevano Youtube, Ikea, MTV, e nemmeno i video.

Elvis has left the building.

venerdì 22 giugno 2012

La app più inutile del mondo (No zanzare) ispira il GP Radio a Cannes.





Ammetto di averla scaricata, più di un anno fa, ma non mi sembrava funzionasse. E' una app che emette degli ultrasuoni che in teoria dovrebbero tenere le zanzare lontane. Il nome mi sembrava bellissimo: No Zanzare (se lo pronunci con accento inglese fa più effetto). Meno bello il fatto che questa app prosciughi il sangue della batteria del tuo telefono, quindi devi tenerlo attaccato tutta la notte. Questo genere di ultrasuoni è udibile solamente da certi animali e dagli under 16enni. E proprio su questo ultimo aspetto già un anno fa qualcuno si inventò una campagna radio sociale udibile solo dai più giovani. Ora, anche una rivista brasiliana si ispira a questa invenzione per sponsorizzare dei programmi radio, e l'agenzia che ha ideato l'operazione si porta a casa il premio più ambito: il Grand Prix a Cannes. Meritato? Giudicate voi. Lo trovate per qualche giorno online qui. Per me il fatto che un'operazione furbetta (o anche di più: intelligente) prevalga su delle bellissime idee (ascoltatevi la campagna del Cine Las Americas) è un fatto abbastanza triste. Ci vogliono proprio due talenti diversi per partorire la prima o la seconda cosa. E io, senza pensarci un attimo, preferirei avere il secondo.

Elvis has left the building.






mercoledì 6 giugno 2012

Cannes non-losers 2012.

Una piccola galleria di campagne che difficilmente verranno ignorate al prossimo festival di Cannes. Troppo facile fare analisi di questo tipo oggi che tutto è condiviso con mesi di anticipo, ma come lo scorso anno apriamo questa finestra poco prima che il festival delle idee inizi. Parto con la categoria del futuro, l'unica che sopravviverà a tutti i cataclismi della comunicazione: la radio. Un giorno sarà il mezzo principale, anche per via della ciclicità della storia. Quel giorno potrete riesumare questo post e farvi belli con gli amici. Sempre che esisterà ancora il web. Ecco quindi il radio che ha vinto un sacco di premi pre-Cannes, tra cui un GP al Clio;  quindi non gli sfuggirà un leone, sebbene a Cannes per tradizione funzionino meglio le storie lunghe rispetto ai radio di effetti sonori.


Tra i candidati per la TV, fin troppo facile segnalare l'orso di Canal Plus. Ma lo faccio ugualmente, eccolo. Dalla sua parte c'è ormai anche l'essere diventato un Lovemark tra i pubblicitari.


Qualcosa poi potrebbe vincere la nonna zombie, o il lungo spot per Doritos, e per quanto mi riguarda anche Le petit parcour, questi ultimi due in categorie non televisive comunque. Bellissima l'opearzione di Bear 71. Tra i video virali non può non vincere un leone il ladro di televisori sottili, rieccolo qui nella sua bellezza:

Il ritorno del dittatore Ben Ali è una bella operazione da Titanium (molto più bello del propagandistico Kony) ma magari li vedremo litigare in qualche altra categoria: del resto la politica del Festival di questi ultimi anni prevede una moltiplicazione delle categorie, e quindi dei Leoni, e quindi delle iscrizioni. Non fa una piega.


Personalmente ho sussultato durante l'anno per questa piccola grande idea, semplice come sanno essere le cose più belle, e sarei felice se prendesse un leone.

E l'Italia? Quest'anno ci sono tantissimi lavori che possono ambire a dei premi anche pesanti. Se devo sceglierne solo due segnalo The Beauty of a Second della Leo, operazione affidata a Wim Wenders che celebra la vita scandita in attimi,  e the Coordown Project della Saatchi, che ha la stessa grande leggerezza e semplicità delle pillole della malattia altrui vista qui sopra. Senza dimenticare Heineken, Angry Birds, e alcune operazioni minori ma molto divertenti che potrano arricchire il nostro medagliere. Più difficile mantenere un livello internazionale sui media classici, ma ormai anche questo è un classico. A proposito: la crisi avanza, ma le tariffe del festival non si abbassano. Un creativo senza una solida agenzia alle spalle può solo guardare tutto dal web. Questo vuol dire che si prevedono moltissimi contatti su Canneslions.com dall'Italia.

Elvis has left the building.

mercoledì 23 maggio 2012

In Argentina vi avrebbero arrestati tutti, collettivisti sediziosi.






Sarò io che ci faccio particolarmente caso, ma mai come in questo ultimo anno si vedono in giro gradevoli idee pubblicitarie che utilizzano i cosiddetti diagrammi di Venn, perlopiù campagne stampa. Chissà da dove nascono questi trend. Magari si potrebbe fare un bel diagramma che ce lo spiega. Probabile che la causa di tutto sia il boom delle infographics sul web, mai così belle come in questi ultimi anni. Fatto sta che c'era un tempo e un luogo in cui questi diagrammi erano proibiti. E dove se non nella pazza Argentina degli anni della dittatura militare? Si tramanda infatti che nei terribili anni '70 argentini questi insiemi fossero banditi dalle scuole in quanto portatori e promulgatori di "sediziosi modelli di collettivismo". Adunate sediziose, in parole povere. (Ci si domanda se Luis Cesar Menotti ne facesse uso clandestino per dare il suo gioco offensivo alla squadra poi campione del mondo). Seguirono poi 30 anni di buio totale rotti soltanto dalle luci delle lavagne luminose di qualche ufficio marketing, prima che illuminati pubblicitari salvassero questi graziosi insiemi e gli restituissero la dignità - anche grafica, soprattutto grafica - che meritano. E tanto colore.


Elvis has left the building.




martedì 15 maggio 2012

2012, l'anno delle emozioni semplici.




Dopo le mamme Olimpiche di P&G anche Vokswagen prova a tirarci fuori una lacrima (mentre con l'altra mano ci sfila il portafoglio, chiaro) con uno spot. Con me funziona meglio questo di quello della Procter, ma forse dipende solo dal mio status familiae.  Ma la cosa che qui mi preme segnalarvi è la musica: P&G sceglie Ludovico Einaudi, che funziona alla grande. VW utilizza un pezzo che sembra provenire da chissà quale gruppo Lo-Fi di quelli bravi, mentre invece è composto ad hoc da giovani professionisti che fanno questo di lavoro, e si chiamano Sniffy Dog. Sarà la crisi globale a farci stringere tutti insieme nel largo divano delle emozioni, e a far scegliere un pezzo di sconosciuti musicisti? Vorrei sentire cosa ne pensa Elvis, dall'amaca del suo atollo. Ma nel frattempo non posso non ricordare che una roba simile ci aveva già fatto piangere negli anni '90; e scusate se Cat Stevens ricaccia con una schicchera la Polo, la Procter e tutti i loro musicisti tra le cose belle, ma dimenticabili.

 Elvis has left the building.




lunedì 14 maggio 2012

Irriconoscibili.

Stephen Hawking prima della malattia.
Bill Clinton con la barba.
MLK al biliardo.


(Qui gli altri 14 della galleria.)

Elvis has left the building.

venerdì 11 maggio 2012

Combos, 7 anni dopo.



Penso spesso che il claim "What your mom would feed you if you mom were a man" sia una delle più belle invenzioni della pubblicità degli ultimi anni. Ecco qui i 5 spot di fila, realizzati per delle patatine che - perché nasconderlo? - non fanno bene. Quello della febbre è ancora il mio preferito. Vinsero solo un argento a Cannes 2006.

Elvis has left the building.

martedì 8 maggio 2012

Piovono cubi.





Nell'era dei cloud e della musica che "non si possiede, si condivide", il DJ di Brooklyn Nicolas Jaar va in direzione opposta, e mette in vendita il suo nuovo disco che si presenta in questo modo: un piccolo cubo in alluminio da tenere nel palmo della mano, trafiggere con delle cuffie, e ascoltare da soli, onanisticamente. Qui altre foto, e il link per comprarlo. Non conosci Nicolas Jaar? Peccato, senti cosa ti stavi per perdere.

Elvis has left the building.


domenica 6 maggio 2012

Nessuno scrive più cose come queste.



O meglio, oggi si scrivono per ridere, come nelle campagne Dos Equis del Most Interesting man in the world. Ma c'era un tempo in cui qualcuno veniva pagato per scriverle restando serio: grande pezzo di scrittura, nonostante sia esagerato, volgare, macho, americano (leggetelo con l'intonazione dello speaker di Dos Equis). Thanks, come sempre, Copyranter.

Elvis has left the building.

Da Napoleone a Walt Disney.






Ci dovrebbe far riflettere l'epilogo di questa storia tutta italiana, di cui già parlammo qui. Luca Luciani, il manager Telecom della gaffe su Napoletone (che rivediamo sempre con piacere) , anziché scomparire sotto traccia dopo quella dimostrazione di arrogante ignoranza come ci si sarebbe aspettati semplicemente affidandosi al buon senso, era stato spedito in Sudamerica con un incarico importante: direttore generale di TIM Brasile.  Se queste sono le decisioni che prende un'azienda come Telecom, potete immaginare tutto il resto a cascata. E infatti ecco la notizia, a qualche anno di distanza: Luciani, coinvolto in uno scandalo di schede truccate, viene costretto a lasciare. Ma la parte bella della notizia viene alla fine.  "La stampa nazionale riferisce che la decisione sull'uscita dell'Ad sarebbe stata presa dal Consiglio di amministrazione di Telecom a maggioranza. Secondo quanto sinora scoperto dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, Luciano e company avrebbero alterato i dati della Customer Base, mediante “artifici tecnico-contabili”, per gonfiare il numero delle Sim attive, a volte anche utilizzando nomi di mera fantasia a cui intestare le sim, come Pippo e Paperino". Big Luciano del resto lo aveva promesso: dopo la gaffe su Napoletone dedicherò più tempo alle letture.  


Elvis has left the building.

venerdì 4 maggio 2012

Best job in the world, senza nemmeno il job.



Molti di voi ricorderanno la celebrata operazione The best job in the world. Si offriva un lavoro fantastico in un isola deserta, dove tutto ciò che si doveva fare era osservare le palme e magari prendersene cura facendo attenzione a non prendere troppo sole. C'è chi questo lavoro se lo è inventato davvero: è un editore africano di 82 anni che ha comprato un'isoletta delle Seychelles nel 1972 per un pugno di dollari, ha piantato 16 mila alberi,  favorito il proliferare di una colonia di tartarughe marine, e ora ci vive da solo. Nonostante l'isola abbia raggiunto il valore stimato di 34 milioni di euro. Disbanded? Decidetelo voi dopo questo trailer. L'unica cosa certa è che per vivere in un'isola deserta delle Seychelles a 82 anni, te le devi comprare quando ne hai 40 e le Seychelles non le conosce quasi nessuno.

Elvis has left the building. 

venerdì 27 aprile 2012

The Real Life of a Sumo Wrestler.




Il fotografo Paolo Patrizi, che vive e lavora a Tokyo, ha pubblicato un interessante servizio sulla giornata dei lottatori di Sumo, muovendo da uno scandalo che ha investito lo sport più tradizionale del Giappone, devastato da uno scandalo scommesse e implicazioni con la Yacuza. Le foto meritano un'occhiata, anche se non troverete nessun elemento malavitoso, ma solo post-sportivo.

Elvis has left the building.


giovedì 26 aprile 2012

Cosa succede se ingoi una gomma.





Finalmente tutta la verità in questo articolo. I casi peggiori, i genitori pazzi e una piccola storia della gomma da masticare.

Elvis has left the building.



mercoledì 25 aprile 2012

Primo Levi, chimico.



La memoria è da rinfrescare continuamente. Forse questo può essere un buon post del 25 aprile.

Elvis has left the building

lunedì 23 aprile 2012

Come comprare la propria fidanzata su Facebook a 5$.

Se anche questi diventano ricchi, abbandono tutto. Tra le invenzioni Disbanded che la rete ci propina, ecco la fidanzata virtuale di Facebook, a 5$. Per questa cifra, andando su Girlfriendhire, avete una ragazza (anzi, una foto di ragazza) che scriverà sul vostro wall cose da fidanzata. Il servizio propone svariate prestazioni, tutte lecite, tra cui:
I will be your internet girlfriend for $5
I will send you cute text messages for $5
I will be your facebook girlfriend for $5
I will send you flirty messages on your facebook wall for $5
I will write a sexy story starring YOU! for $5
I will give you a list of great dubstep for $5
I will help you learn to use your iphone for $5

Niente Burlesque quindi. Se escludiamo coloro che faranno la prova giusto per ridere, l'iniziativa è piuttosto triste. Immagino ci sarà qualcuno che ricorrerà a tutto questo per colmare mancanze più serie. Ma sono anche convinto che un'idea del genere non potrà mai prendere piede tra i più concreti italiani. Vedo più a rischio americani e nordeuropei, e i soliti giapponesi. Per avere un'idea di come funziona la cosa, ecco qui sotto un esempio di conversazione tra la sedicente fidanzata Michelle e il giornalista che ha scritto il pezzo, Sam. Ho cercato se esista un equivalente BoyFriendhire per le ragazze, ma sono in treno, la linea cade, poi sono etero e il post può chiudersi qui.






















Elvis has left the building.

domenica 22 aprile 2012

Dan Wieden. Le ultime parole famose.

Gary Gilmore prima della sua esecuzione.



Riporto qui l'articolo che troverete sull'ultimo numero di "Bill | Un'idea di pubblicità" in libreria in questi giorni. Giuseppe Mazza mi aveva chiesto due righe per raccontare la Disbanded story della nascita di "Just do it". Storia che trovate narrata nel DVD allegato, Art & Copy. 

"Vorresti aver scritto tu da qualche parte e per la prima volta "Just do
it". Invece è stato Dan Wieden. Vorresti averlo scritto tu perché è semplice,
alla tua portata, nemmeno troppo geniale a guardare bene.
Ma come dice Mark Zuckerberg ai due gemelli che gli reclamano
la paternità della sua idea: "Se foste gli inventori di Facebook, avreste inventato
Facebook". Se metti la bandierina, sei tu il primo. Più che una
bandierina Dan Wieden mise il suo swoosh sul payoff più famoso di
tutti i tempi in un modo quasi romanzesco, ma indicativo di quello che
è il lavoro del creativo pubblicitario. Una frase che nasce
dall'insoddisfazione di un cliente difficile alla vigilia di una
presentazione difficile. Un cliente che non ha ancora il suo payoff (ma
da qui in avanti la chiameremo più correttamente tagline). L'agenzia
non ha nulla di buono in mano da portare al cliente, e manca poco
alla riunione. Dan Weiden  ha come un flash. Chissà in quale parte
del suo ufficio, magari in bagno o davanti al boccione di acqua
potabile. La sua testa, per quegli strani corto circuiti che capitano a
chi pensa bene, vola per un istante a un fatto che non c'entra niente
con la Nike, le scarpe da corsa o le felpe da basket: si ricorda di un
tale giustiziato pochi giorni prima nello Utah, un certo Gary Gilmore,
che aveva ucciso un benzinaio e un gestore di motel ed era stato per
questo condannato alla pena capitale. Il tipo era cresciuto a Portland,
come Dan Weiden, e questo certamente stava incidendo nel
collegamento mentale. Le cronache riportano che  al condannato
venne messo il tradizionale cappuccio, e venne quindi portato davanti
al plotone d'esecuzione, perché nello Utah si usa così. Al momento
dell'esecuzione, quando ti chiedono di dire le ultime parole, lui aveva
risposto semplicemente "Let's do it". Facciamolo e basta, questo era il
senso. Questa frase, questa strana sentenza, era rimasta nella testa
di Weiden per qualche giorno e lui la stava per tradurre in una tagline.
Lievemente modificata, certo: non siamo nati copy per copiare. Ma
era un’esortazione che sembrava perfetta per chiudere quel gruppo di
campagne da presentare il giorno dopo. E sembrava perfetta da
appiccicare sia all’atleta Olimpico, sia al corridore del sabato mattina:
perché come spesso ha dichiarato Dan Wieden “quando abbiamo
scritto le nostre idee migliori, non lo abbiamo mai fatto pensando a un
pubblico di addetti ai lavori, giurati dei festival, o creativi di altre
agenzie: le abbiamo avute pensando direttamente all’atleta che
scende in campo, o al ragazzo che va a correre al parco, alla donna
che si sforza in una palestra”.
E sebbene come lui stesso dichiara oggi "a me non piacciono le
tagline, sono così old fashioned", la sua creatura stava per garantirgli
una fama ancora maggiore e un'esposizione universale che la sua
agenzia non aveva ancora avuto.
Certamente la storia di Dan Weiden e del suo compagno David
Kennedy ("David is the art director. I'm just the writer") non nasce da
quella tagline e non muore lì: ancora oggi siamo circondati dai lavori
immensamente rilevanti che le sue agenzie di Londra, Amsterdam
o Portland producono su ogni mezzo, compresi - da poco - i social
game. La lista dei lavori contemporanei potrebbe impressionare,
andando da Write the Future per Nike, Honda GRR e Impossible
Dream, le nuove storie di Old Spice, o i due spottoni di Chrysler per il
Superbowl. Ma è certo che scrivere "Just do it" su un pezzo di carta
è stato come scriverlo sul marmo.
Oggi nelle reception delle Wieden+Kennedy di Portland e Amsterdam
non sono esposti i premi vinti, e non solo perché non ci entrerebbero.
Sulle pareti dell'agenzia ci sono le foto delle persone che lavorano
lì. "È il senso di tutto questo", dichiara Dan  "Me lo sono chiesto
spesso, specie all'inizio, quando durante la notte mi svegliavo per
capire cosa portasse David e me a investire tutto nel lavoro meno
certo del mondo, succhiando tra l'altro tutto il nostro tempo. E ho
capito che il vero motivo era creare un luogo in cui le persone
potessero venire ed esprimere il loro potenziale. Tutto qui. Un
luogo sano, un posto "healty". Basta farlo. Come disse quel tipo
incappucciato poco prima di lasciare questo mondo."

Elvis has left the building.

venerdì 20 aprile 2012

Terry Richardson thumbs up.



Diario essenziale e minimalista del fotografo poco minimalista Terry Richardson: lo segnalo perché quasi in ogni foto in cui si auto-ritrae, fa il "thumb up". Per me, numero uno.

Elvis has left the building.

giovedì 19 aprile 2012

Che fine ha fatto la pubblicità stampa?



Ma la domanda vera sarebbe:  Che fine ha fatto - o sta facendo -  la stampa? Ma mentre l'editoria cartacea, pur sofferente, si fa forza della sua inevitabilità e bellezza soccorsa addirittura da sensi quali il tatto e l'olfatto, la pubblicità sui mezzi cartacei soffre in un clima di lenta pre-estinzione che non ha né precedenti né cure. Sui blog di settore imperversano discussioni sui fake (campagne ad hoc o finte, in gran parte su mezzi stampa) e due parole bisogna spenderle, non l'ho quasi mai fatto. Quando ho iniziato questo lavoro nei primi anni '90 i fake non esistevano. Da nessuna parte del mondo. Buffo no? Il motivo era che la pubblicità vera si bastava da sola. Erano gli anni in cui a Cannes la categoria stampa - introdotta verso il '93 credo - nemmeno esisteva. Ma c'era sufficiente materiale per far divertire le menti più creative con del lavoro vero. Poi questo lavoro vero non è bastato più, e le teste più creative hanno iniziato a produrre in tutto il mondo campagne ad hoc per A) Far vedere cosa avrebbero potuto fare se solo ne avessero avuta la possibilità. B) Tenersi in allenamento su progetti belli in attesa di riceverli veramente. C) Dimostrare ai clienti della propria agenzia che un mondo migliore era possibile perfino per loro. D) Fare carriera anche attraverso i fake. Io sui punti A, B e C non ho mai trovato nulla di male, a patto che la stessa energia venisse spesa anche sui progetti quotidiani. Allo stesso tempo guardo con un po' di (non mi viene il termine, ma forse è tenerezza, o distaccata ammirazione) quei creativi che ancora si impegnano nel produrre campagne stampa belle ma che non vedranno mai la vera luce. Se lavorano con lo stesso impegno sui lavori più "importanti", io non ci vedo nulla di male. Ma come facciano a divertirsi ancora con la stampa più sommersa è per me un mistero. Parallelamente tutto il circo dei fake è diventato talmente vecchio e noioso, e talmente irrilevante, che oggi i fake sono un problema solo per chi li fa, ma non certo per il mercato. Non è certo questo il male della nostra categoria, come tante volte leggo. Magari fosse questo, significherebbe che il mondo là fuori guarda quello che facciamo noi nei nostri invisibili consessi. Pia illusione. I fake stampa stanno facendo la stessa fine della pubblicità stampa: stanno scomparendo per irrilevanza. Altra gigantesca perdita di tempo: cercare di stabilire con regola certa cosa sia fake o cosa no per poter partecipare a un concorso. Credetemi, è un'operazione impossibile. All'estero - dove si è più pragmatici - hanno già smesso da anni. Io stesso potrei portare decine di esempi di campagne invisibili eppure verissime fatte dalle agenzie in cui sono stato. Richieste da minuscoli clienti senza soldi che magari volevano farsi vedere su una testata di quartiere, o far girare su internet la propria pubblicità attraverso i blog. Già, perché c'è anche questo, ed è il punto vero dove dovremmo guardare in discussioni come queste. Il web ha ribaltato il concetto stesso di ciò che è vero e ciò che non lo è. Oggi chi lavora anche su questo mezzo sa che spesso non ha bisogno né di un brief né di un cliente per "uscire". In molti casi quello che fai lo metti on line, e vive. Questo stesso blog, che non ha cliente, e non spende un euro, ha potuto partecipare a un fetsival come l'ADCI e vincere qualcosa. Tanti clienti approvano una campagna (stampa) solo per metterla sulla propria pagina facebook o farla uscire viralmente. Ed è vicino il giorno in cui finalmente avremo una categoria nei festival di pubblicità chiamata "Viral Print", che avrà la stessa dignità dei Viral video. Non si vede del resto perché non dovrebbe averne. E come oggi nessuno si sognerebbe di chiedere "ma quel virale è un fake?" perché la domanda imploderebbe all'istante, nessuno  chiederà più "ma quel virale stampa è uscito?". Viviamo in un'epoca in cui tutto quello che fai esiste, viene condiviso, vede la luce. Ma ancora c'è qualcuno che viene a chiedere se è finto.

Elvis has left the building.

mercoledì 18 aprile 2012

Garage-non-subliminal advertising.



Ecco Marquese Scott, aka Nonstop, alle prese con uno strepitoso dubstep in un garage. Nemmeno troppo subliminale, appare una Peugeot alle sue spalle. Piazzata lì, senza trucchi ai danni di chi guarda il video. Come a dire: sì, è una pubblicità, e allora? Bello anche il modo di scoprire il claim ("Let your body drive") nel finale. Se avete mai visto qualcuno muoversi/ballare meglio potete mandarmi una mail.

Elvis has left the building.

martedì 17 aprile 2012

ADCI Awards/2. TV e Cinema, solo lavori veri.





Nella categoria TV e Cinema degli ADCI awards, alla fine, si vedono solo lavori reali. Inteso come realmente pianificati. Questa per un festival di pubblicità è quasi una notizia. In un clima disteso, senza cecchini né voti interessati, vengono quindi votati i migliori spot passati in Italia nel 2011/12 (anche se mancano i lavori di due agenzie importanti: BBDO e United). Il divario con le cose che passavano in televisione solo fino a pochi anni fa è abissale; l'industria degli spot non solo è in crisi, ma ha anche abbassato di tanto il suo livello qualitativo. Le idee si sono spostate altrove, come si sa. Dal mucchio vengono comunque tirati fuori una quindicina di bei film, e ne vengono premiati tre. Vince l'Uomo piuma di Sorgenia, lavoro vero, delicato, per un cliente difficile, ma senza andare oltre l'argento. Seguono due bronzi per i 3 soggetti della campagna Polo - un po' penalizzata dal doppiaggio - e Toyota. Sfiorano il bronzo due film di Ikea (iscritti direttamente dalla casa di produzione). Per noi il film visivamente più bello è Burn di Publicis, e tutti pensiamo che prenderà l'oro in Execution (solo dopo verremo a sapere che quella giuria gli ha preferito Leroy Merlin, comunque bello, entrato anche da noi in shortlist). Assiste alla votazione la giurata italiana a Cannes Isabella Bernardi, che difficilmente sfiderà i metal detector dell'aeroporto di Nizza a giugno riportando in Italia dei Leoni di metallo. 

Elvis has left the building. 

lunedì 16 aprile 2012

Uno skate park in Uganda.





Le altre belle immagini in questo sito. Ciò si può definire Disbanded. Dai commenti alle foto
vi segnalo questo: "Nice park! It is better than anything in my shitty city (MIAMI)"

Elvis has left the building.


ADCI Awards/1. Gli studenti modello.

Sabato scorso all'ADCI, dopo aver partecipato alla veloce giuria Tv e Cinema (di cui parlerò in un altro post), mi sono ritrovato seduto al tavolo dei lavori della categoria Studenti, tradizionalmente striminzita e deludente qui da noi. Semi-addormentato dopo la pacifica votazione nella penombra della saletta TV, sono stato risvegliato un pezzo alla volta insieme a tutti gli altri giurati, tutti concordi nel dire che - stavolta - le cose uscite dalle scuole di pubblicità erano di livello superiore. Riporto qui sotto i quattro-cinque lavori che avevamo deciso di premiare, prima che ci rivelassero che in questa categoria, per regolamento, non si assegnano premi. (Ignoro il perché di questa regola, ma certamente ci sarà). Ad ogni modo questi sarebbero stati i nostri vincitori, in ordine sparso. Noterete come alcuni di questi lavori siano all'altezza se non più belli di lavori che si trovano nelle categorie principali, considerando poi che molti sono solo layout. La campagna con i dinosauri che si accoppiano proteggendosi al punto da estinguere la specie, potrebbe non sfigurare su una parete di Cannes, per un prodotto talmente "bello" e saccheggiato dai fake di tutto il mondo, da essere diventato paradossalmente difficile. La scatola della pizza per esaltare il 3D Sony è un divertente esempio di guerrilla/DM, o non so cosa altro. Il lavoro editoriale COME (che nei due jpg non ottiene affatto giustizia), era un incartamento splendido e voluminoso, un lavoro degno dei migliori art. I topi che ballano quando il gatto si trova a pranzo è un' altra campagna che ha raccolto sorrisi e consensi. Per non farci mancare nulla segnalo infine un sociale sul pericolo dell'inquinamento aereo. E garantisco che c'erano almeno altri 4 o 5 lavori degni di essere citati (radio, operazioni e virali), che sono comunque entrati in shortlist. Non posseggo i credits di nessuna di queste campagne, ma se i ragazzi vogliono postarli possono farlo nei commenti. E si scoprì che erano dei vecchi.










Elvis has left the building.

venerdì 13 aprile 2012

Il rock mi chiede che fine ha fatto il mio spirito rock.






Ma perché invece non parliamo di te? Sei nato dal canto degli schiavi, hai fiancheggiato i diritti civili, disturbato dittature; hai innervosito la Regina, preoccupato i proprietari di hotel, spaccato chitarre, esaltato i flipper; sei rinato nei garage, hai riempito vallate, e hai avuto i più bei teatri giù nelle cantine. Sei stato vinile, pieno di graffi, poi anche cd, ma sempre pieno di graffi. Sei stato locandine, fanzine ciclostilate, bootleg. Ai bei tempi sei stato più influente dei politici. Ma oggi guarda come ti sei ridotto: vivi negli mp3, suoni solo nel mio iPod e vuoi che io ti legga su una rivista patinata - che non ha niente del tuo vecchio spirito - come Rolling Stone. E vieni a chiedermi che fine ho fatto? Io? Il tuo spot radio mi piace anche, ma tu, Rock made in RS, sei insopportabile quasi quanto Virgin Radio quando mi chiama "fratello".

(Un'immagine del rock quando era in vita)


Elvis has left the building. 

SnackMan, il supereroe che mangia patatine.



Quando c'è una rissa nella metro, arriva lui: SnackMan. L'uomo che mangiando patatine riesce a sedarla.
Non è una pubblicità, non è un virale ad hoc, è solo un video che  rimbalzando qua e là (oggi anche qui) ha reso una certa popolarità a questo architetto di 24 anni, che vive a NY si mantiene calmo con mangiando caramelle gommose e patatine. Non gommose, auspicabilmente. Maggiori dettali qui.

Elvis has left the building. 

giovedì 12 aprile 2012

Push to add comedy.



In una anche troppo tranquilla cittadina del Belgio compare una colonnina in mezzo a una piazza. Sopra c'è un pulsante rosso, e un cartello: "Premilo per scatenare il dramma". Alcuni passanti lo ignorano, ma per forza di cose la scritta è invitante. Come se qualcuno scrivesse "non aprire per nessun motivo" sopra una scatola, in casa vostra. Una volta premuto il pulsante, si scatena una situazione che dovrebbe essere drammatica, ma in realtà è comica: ambulanze che si perdono i malati, scazzottate, donne nude in moto.  Trattasi di un ambient/virale per la tv americana TNT dedicata alle serie drammatiche. C'è un po' di confusione di generi, ma almeno sono già un pezzo avanti per il lancio del canale comico.

Elvis has left the building.

mercoledì 4 aprile 2012

Don't make a wave, 1971.





Sembra il fotogramma di un film di Wes Anderson. Al timone un Disbanded con la fascia da tennis tra i capelli. Accanto a lui, con un libro in mano e la cinta tutta spostata a sinistra, un omone rassicurante e certamente buono. In realtà è una foto del 15 settembre del 1971, e racconta la prima spedizione ever di Greenpeace,  alla volta di Amchitka, nel Pacifico settentrionale, per protestare contro un test nucleare degli Stati Uniti. La bomba esplose comunque. Il comitato che si opponeva a questa distruzione aveva un nome bellissimo: Don't make a wave. (Da distinguere e separare nettamente da un altro movimento, nato a NY nel a metà degli anni '70, che si chiamava No Wave, che a sua volta si opponeva o replicava alla New Wave. Mal di mare? Yes).

Elvis has left the building.

martedì 3 aprile 2012

Best places to work 2012.



Come ogni anno, Advertising Age pubblica la sua lista dei "Best Places to Work" della comunicazione. Un'iniziativa molto nobile, che va a cercare motivi profondi o superficiali per essere felici di andare a lavorare in un certo posto ogni mattina, dall'altra parte dell'Oceano. La cosa che mi ha impressionato dell'elenco di quest'anno, è che non conosco praticamente nessun ufficio dei primi 20 nominati. Tolta la Deutsch, e un paio di altri nomi che ho sentito citare qualche volta per sbaglio, il panorama descritto è quasi interamente composto di sigle a me sconosciute. Le foto che accompagnano questa classifica mostrano spesso impiegati che fanno dei balletti, che sono sdraiati uno sopra all'altro, che suonano degli strumenti. Le ragazze indossano dei baffi finti, e gli impiegati dichiarano nei loro questionari blind di lavorare in piena fiducia accanto ai loro pupazzi gonfiabili. Magari quando tornano a casa sono infelici, ma intanto in quelle foto e in quelle risposte dimostrano di essere con pieno diritto nella classifica. Il fatto che non siano nomi conosciuti la dice lunga su quanto sia attivo, vitale e in movimento il settore quando ci allontaniamo dalle nostre coste. Penso alla situazione dei giovani italiani che vogliano entrare a lavorare nella comunicazione, ancora così orientata al classico, e provo a stilare mentalmente anche io una classifica. Che naturalmente dovrebbe comprendere strutture che oltre a offrire un ping-pong possano anche dare delle certezze di qualche tipo. O almeno prospettive, merce ancora più preziosa. Mi deprimo subito e scrivo questo post. Allora mi piacerebbe che a stilare una classifica del genere fosse una testata giornalistica, ma poi capisco che in Italia non sarebbe facile. Forse non sarebbe nemmeno possibile: i tre o quattro giornalisti di settore faticherebbero a trovare delle strutture sane e piacevoli, e una volta individuate dovrebbero distinguere, con i loro pochi mezzi, tra la fuffa e il benessere reale. Fa bene quindi chi consiglia ai più giovani di cercare - potendo - di partire con una sicura nave Costa verso le Americhe? O magari migrare a Pechino o in Australia, come hanno fatto alcuni che conosco, o nella più vicina Germania? La mia personale impressione è che oggi si possa restare qui e provarci. Avendo praticamente toccato il fondo si tratta di scavare e scendere ancora più giù (ma è faticoso) oppure  - come l'istinto suggerirà - di darsi una piccola spintarella con i piedi per riguadagnare metri. In fondo è una cosa per la quale un tempo siamo stati anche famosi.

Elvis has left the building.